avatar: n.
Nella mitologia Hindu, l’incarnazione di un dio.
1. Tra le persone che lavorano sulle interfacce di realtà virtuale e cyberspazio, un avatar è un’icona o la rappresentazione di un utente in una realtà virtuale condivisa.


[Questo è un laboratorio per lo studio del "cyber-avatar", ovvero la discesa della "persona reale" nel cyberspazio. Come cambia, come si propone, differenze tra la persona reale e il suo CYBERAVATAR] by william nessuno


martedì, dicembre 06, 2005

 IL CYBERAVATAR  NEL  CYBERSPAZIO

“[…] nel silenzio del pensiero, noi percorriamo fin d’ora i viali informatici del cyberspazio, abitiamo le imponderabili dimore digitali ovunque diffuse, che costituiscono fin da adesso le soggettività degli individui e dei gruppi.[…]. E’ un’architettura dell’interno, un sistema incompiuto delle strumentazioni collettive di intelligenza, una volteggiante città dai tetti di segni.” (Tratto da: P.Lévy, L’intelligenza collettiva, Feltrinelli Milano, 1996. ) 

  

Io non sono un’esperta del mondo web, e ne sto scoprendo certe potenzialità lentamente, anche per mancanza di tempo...ma sono molto curiosa...

Ringrazio quindi William ... per avermi invitato a partecipare a questo blog e ... mi scuserete tutti se magari commetterò qualche errore nella terminologia o nelle definizioni: ho molto ancora da capire su certi argomenti.

Conosco da meno di un anno il mondo del blog e mi ci sono avvicinata perché ho scoperto che poteva essere uno “spazio” mio all’interno di uno spazio più grande per comunicare e per sentirsi presente in una dimensione più ampia di quella che si ha stando nella propria città, dove si lavora e si vive. Non ho dunque aperto un blog perchè mi sento una scrittrice ma semplicemene per comunicare.

Siccome ho l'abitudine di aprire un discorso spesso partendo da troppo lontano (un mio difetto...) ho iniziato a riflettere prima di tutto sul concetto di “spazio”  nella rete.

E’ evidente ormai che le nuove tecnologie della comunicazione hanno iniziato da diversi anni a trasformare il nostro approccio alla realtà quotidiana.

Una definizione del termine “avatar” dice: “Gli avatars sono oggetti tridimensionali (a forma umana o altro) che rappresentano l'utente, la persona reale, che naviga all'interno di un mondo virtuale in rete e costituisce l'unico elemento attraverso cui segnalare la sua presenza agli altri utenti”.

Questo “mondo virtuale” in rete, che è stato definito cyberspazio, nel tempo ha iniziato ad essere sempre più ampliato e diversificato con l’aggiunta di nuovi “spazi”, come lo sono i luoghi o addirittura le città nel reale, ed ha annullato le distanze dello spazio fisico, riuscendo lentamente ad attivare molte delle sue potenzialità, come per esempio quella di favorire lo sviluppo di una cybercultura  che sta anche permettendo di ottimizzare le intelligenze umane.

La cybercultura sta cambiando tutti i tradizionali punti di vista attraverso i quali la società globalizzata percepisce, pensa, immagina, descrive, progetta e riorganizza concretamente i territori del pianeta, ma a sua volta la cybercultura non è che la più recente espressione del processo di antropizzazione del pianeta da parte della specie umana.

Ho letto pure di studi sulla cybergeografia che costituisce un tentativo di osservare e indagare la nuova immagine del mondo che emerge da questa rapidissima evoluzione/trasformazione della cultura, della società e dell’ambiente.

Ma ritornando al  termine cyber-spazio, questo deriva dalla parola greca kyber che vuole dire "navigare", quindi indica uno spazio effettivamente “navigabile”, uno spazio di comunicazione (lo "spazio del sapere" secondo Pierre Lèvy), uno spazio non materiale ma reale, strutturato, costantemente mutevole, in espansione e riduzione, tale da formare un sistema geografico diverso che tuttavia la legami strettissimi con lo spazio geografico tradizionale.

Ho letto (però, ripeto non sono esperta nel settore) che l’inventore del termine cyberspazio è stato lo scrittore William Gibson, il quale nel 1984 ha scritto un romanzo dal titolo Negromante, descrivendo uno spazio digitale e navigabile, un mondo elettronico visuale e colorato nel quale individui e società interagiscono attraverso le informazioni.

  

Nel cyberspazio la Rete digitale abbraccia il mondo mettendo in connessione persone e pensieri, luoghi e risorse, poteri e organizzazioni: il ciberspzio è una nuova dimensione ricca di spazi antropici, di territori dove si sviluppano la vita e l’attività degli uomini.

Pensando al nuovo concetto di cyberspazio, che si è venuto a creare dal desiderio di un sempre maggior numero di persone che ha voluto provare ad “entrare nel proprio computer” per navigare nell’infinito spazio della Rete, liberandosi così alle infinite possibilità e opportunità che uno cyberspazio può dare stando semplicemente seduti davanti ad un computer, sono addirittura state “progettate” delle cybercittà.

Ho letto di CyberVilla, per esempio, una città ideata per essere abitata solo da avatar, un posto dove quest'ultimi possono riporre e custodire i propri dati (un progetto di tesi elaborato nel 2000 e pubblicato nella versione slovena e in quella inglese).

Questi spostamenti, definiti nomadi, in “non luoghi” o “luoghi” (?... su questo c’è da riflettere…) del cyberspazio, stanno modificando inevitabilmente anche gli spazi dell’aggregazione sociale.

Addirittura una notizia di un anno fa, per esempio, descriveva una chiesa in 3D per cyberfedeli Web: “ … a Londra nasce "Church of fools”. Da oggi per recarsi in chiesa non sarà più necessario nemmeno muoversi da casa. Per iniziativa della comunità metodista di Londra, infatti, è appena nata la prima chiesa virtuale”.Battezzata "Church of fools" (Chiesa dei pazzi) la basilica in 3D è visibile all’indirizzo Internet www.shipoffools.com

Al suo interno i cyber-fedeli possono ascoltare sermoni, inginocchiarsi, pregare o accendere

ceri virtuali in tutta libertà comodamente seduti davanti al pc di casa. Come in ogni chiesa

che si rispetti, però, anche nella "Church of fools" vigono regole e divieti: non è

possibile ad esempio passeggiare tra i banchi o chattare con altri fedeli durante

la funzione."  Questo esperimento vuole verificare se sia possibile praticare un

culto online. Per tutti i devoti hi-tech entrare nella chiesa virtuale è un’operazione

piuttosto semplice. Una volta registrati sul sito, infatti, si crea il proprio avatar

(ovvero un alter ego digitale) che graficamente appare come un personaggio di un

cartone animato e si può iniziare a interagire con l’ambiente circostante.

Il battesimo ufficiale è spettato al vescovo di Londra Richard Chartres

che ha tenuto anche il sermone inaugurale. Il tutto, ovviamente, in digitale”.

 Come architetto sono rimasta colpita positivamente, perchè sono sempre proiettata verso le novità, che anche nel mondo dell’architettura molti “cyber-architetti” hanno da tempo iniziato a portare avanti l’idea di lavorare alla propria architettura da qualsiasi luogo e con altre persone dislocate ovunque per il mondo, immergendosi fisicamente nel progetto con tutti gli altri attraverso uno spazio tridimensionale consentito dalle potenzialità della rete. E ancora avere a disposizione un database che consenta di accedere ai dati forniti da altri professionisti. Costruire così il progetto perfettamente dettagliato, anche nei costi, e con un semplice clic mandarlo direttamente in produzione.

Per quanto riguarda infine il discorso se un ciberavatar nel cyberspazio continui ad essere se stesso o meno, credo che il potersi nascondere dietro un monitor favorisca molte falsità, ma credo che chi è abituato ad avere ed essere più personalità a seconda di come gli fa comodo è gente che è abituata ad essere così pure nella realtà.

Quante volte nella vita di tutti i giorni crediamo di conoscere una persona e poi scopriamo che è maledettamente diversa da quello che avevamo creduto…anche questa è una realtà!

Nel cyberspazio credo avvenga la stessa cosa, anche se in questo tipo di comunicazione in questo nuovo “mondo” secondo me c’è più predisposizione a dare, ad ascoltare gli altri e a parlare di se stessi, sentendosi parte di un mondo in cui tutti hanno qualcosa da dare e da dire nel piacere dello scambio.

Molti nel cyberspazio sono se stessi, come nella vita reale, e offrono cultura, conoscenze, amicizia, semplicemente sostenuti da quel sentimento stupendo che è l’amicizia… Mi piace constatare che certi spazi nel web, come quello del blog, sono pure mezzi per comunicare amichevolmente, arrivando addirittura anche ad aprire dei veri e propri dibattiti culturali tra cyberavatars (bloggers).

Non condivido sinceramente le critiche che tra bloggers si possono fare sul fatto che c’è chi fa dei blogs che sembrano del tutto inutili: siamo in democrazia anche nel cyberspazio (spero!!!!) ed ognuno può gestire il proprio piccolo spazio come vuole, ovviamente senza dare fastidio agli altri secondo una cyber-democrazia oserei dire!!!!! (sorrido a pensarlo…). Io, per esempio,  nel mio blog ho scritto cose mie, ma ho trascritto pure citazioni prese da scrittori o cantanti, ho usato foto mie ma anche immagini prese da internet, perché in quel periodo della mia vita non avevo molto tempo a disposizione o perché non riuscivo ad aprirmi, o perché tra le foto che avevo a disposizione non c’era quella che in quel post ritenevo adatta… ma “volevo”… sentivo il bisogno interiore di comunicare e di non sentirmi sola…: dietro una pagina web c’è un essere umano che vive emozioni, dolori, paure, solitudini, felicità, successi, fallimenti…: questa è la vita… ed è bella cosa essere compresi e comprendere, scegliendosi gli “amici-cyberavatars” o venendo scelti e condividendo molto di sé…

Nei blogs ogni cyberavatar ha dei cyberavatar amici, i cosiddetti “linkati”, con i quali ha un dialogo preferenziale (sebbene io, per esempio, sono una di quelli che quando ha tempo ama andare a leggere pure blogs sconosciuti, non fossilizzandomi solo nella lettura e nello scambio con quelli linkati per quanto cari mi siano, spinta dalla curiosità di conoscere sempre altre opinioni): per cui c’è la possibilità di scegliere se un determinato blog ci piace o meno: e se quelli fatti solo di immagini o frasi copiate non mi garbano … li evito, ma sinceramente non mi preoccupo se esistono o se non devono esistere… vivo e lascio vivere!  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine non credo abbia senso il concetto di “proprietà” nel web, dove secondo me tutto è di tutti …se scrivo nel cyberspazio è perché voglio donare (come secondo me sarebbe giusto anche nel reale e non rincorrendo sempre solo fini economici…)… altrimenti non scrivo, a meno che non decido di pubblicare in web un mio romanzo e allora bisognerebbe capire come si fa ad avere tutti i diritti riservati….(forse qualcuno lo fa … io non sono informata in merito dunque se sto dicendo sciocchezze correggetemi!).

Un cyberavatar non può tenere un blog con l’ansia di come verrà giudicato, che deve scrivere sempre e tanto, che non deve fare mai nessun errore, che deve essere per forza comunicativo anche quando quel giorno non riesce ad esserlo, ecc…: imperfezione è perfezione a volte….dipende dai punti di vista….

  

     

 

postato da Philosofia | 19:14 | commenti (3)